Risposte concrete alle sfide della nostra epoca

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Qualche settimana fa, durante il congresso nazionale di Medicina Veterinaria Omeopatica organizzato da SIOV, ho partecipato ad uno stimolante scambio di idee, parere ed opinioni con altri colleghi che, come me, pensano che il ruolo della nostra professione possa fare la differenza nell’affrontare le sfide più difficili della nostra epoca. Questo articolo, che abbiamo scritto iniseme, è il sunto del nostro pensiero condiviso…
QUELLA DEL MEDICO VETERINARIO È UNA PROFESSIONE COMPLESSA, LO SAPPIAMO TUTTI, NON SI TRATTA SOLO DI ELIMINARE I SINTOMI DI UNA MALATTIA DA UN ANIMALE, MA DI INTERAGIRE CON UN ECOSISTEMA, SIA ESSO FAMILIARE O AMBIENTALE, DI CUI L’ANIMALE È PARTE INTEGRANTE.
ECCO DUNQUE PERCHÉ QUARANTA VETERINARI, CHIUSI IN UNA SALA CONFERENZE DI UN ALBERGO, SI INTERROGANO DURANTE IL SETTIMO CONGRESSO NAZIONALE DELLA SIOV, LA SOCIETÀ ITALIANA DI OMEOPATIA VETERINARIA, CERCANDO CONFERMA DELLA POSSIBILITÀ DI AGIRE IN ACCORDO CON LE BASI EPISTEMOLOGICHE DELL’OMEOPATIA CLASSICA PER AFFRONTARE LE SFIDE E LE CRITICITÀ CHE ATTUALMENTE IL LAVORO DEL VETERINARIO PRESENTA.
È DI POCHI GIORNI FA LA PRESENTAZIONE, DA PARTE DELLA FNOVI, LA FEDERAZIONE NAZIONALE DEGLI ORDINI DEI MEDICI VETERINARI, DI UN DOCUMENTO FONDAMENTALE PER PORRE ANCORA DI PIÙ L’ATTENZIONE SULLA DRAMMATICA EMERGENZA DELL’ANTIBIOTICO RESISTENZA (PROFESSIONE VETERINARIA E ANTIBIOTICO RESISTENZA – DOCUMENTO COLISTINA), UNA REALTÀ GLOBALE E CHE METTE SERIAMENTE A RISCHIO LA SALUTE UMANA. QUESTO SEGNALE IMPORTANTE DA PARTE DI FNOVI E DELLA PROFESSIONE SI PONE IN RISONANZA CON IL FONDAMENTALE DOCUMENTO SULL’ANTIBIOTICO RESISTENZA PUBBLICATO DALL’OMS NEL GIUGNO DEL 2014.
SI TRATTA DI UN ARGOMENTO CHE VIENE ANCORA POCO AFFRONTATO NELLE FACOLTÀ DI MEDICINA E DI VETERINARIA, E LE INTENZIONI LEGISLATIVE RESTANO INVISCHIATE IN PAROLE CHE RISCHIANO DI RIMANERE INERTI SENZA UNA OPERATIVITÀ.
QUEI QUARANTA VETERINARI E LA COMUNITÀ CHE ESSI ESPRIMONO, LAVORANO NEL QUOTIDIANO CON UNA MEDICINA CHE GUARDA ALL’INDIVIDUO COME PARTE DI UN SISTEMA CHE CI RIGUARDA TUTTI IN UNA PROSPETTIVA DI ONE HEALTH, UTILIZZANDO I METODI APPLICATIVI DELLA MEDICINA OMEOPATICA CLASSICA E AFFRONTANDO COSTANTEMENTE PATOLOGIE ACUTE E CRONICHE, FACENDO RICORSO IN MODO MINIMO E DAVVERO MIRATO A TERAPIE ANTIBIOTICHE IN ACCORDO CON LE DISPOSIZIONI TRASMESSE CON SENSO DI URGENZA DALL’OMS. LA BUONA NOTIZIA È QUINDI CHE ESISTE GIÀ UN APPROCCIO CONCRETO E DIRETTAMENTE APPLICABILE PER CONTRIBUIRE A LIMITARE I DANNI PROVOCATI DA DECENNI DI USO INCONSAPEVOLE DI FARMACI E DA UN SISTEMA PRODUTTIVO CHE HA TRASCURATO GLI EFFETTI SULLA RINNOVABILITÀ E SOSTENIBILITÀ DELLE RISORSE NATURALI. I VETERINARI OMEOPATI HANNO COMPETENZE PER FAR FRONTE ALLE ESIGENZE E ALLE EMERGENZE NON SOLO DELLA PROFESSIONE IN SÉ, MA ANCHE DEI COMPITI CHE SVOLGE A LIVELLO SOCIALE.
DIVERSE RELAZIONI HANNO EVIDENZIATO IL RUOLO TERAPEUTICO DETERMINANTE DELL’ALIMENTAZIONE SPECIE NELLE PATOLOGIE CRONICHE, TRA CUI L’EPILESSIA IDIOPATICA, IN PARTICOLARE PER LE FORME CHE NON RISPONDONO ALLE CURE FARMACOLOGICHE E CHE SPESSO SI RIVOLGONO ALLE CAM (MEDICINE COMPLEMENTARI E ALTERNATIVE).
E’ STATO QUINDI EVIDENZIATO COME L’ALIMENTAZIONE DEGLI ANIMALI CON CUI VIVIAMO ABBIA UN FORTE
IMPATTO SULL’INTERO PIANETA RESO EVIDENTE, TRA L’ALTRO, DAI DATI RELATIVI AI MILIONI DI ETTARI DESTINATI ALL‘ALIMENTAZIONE ANIMALE IN RAPPORTO ALLA QUOTA INDIRIZZATA AI MILIONI DI PETS CON CUI SEMPLICEMENTE SCEGLIAMO DI CONVIVERE. SENZA DIMENTICARE LE TERRIBILI CONDIZIONI IN CUI VERSANO GLI ANIMALI DA ALLEVAMENTO PER I QUALI L’OMEOPATIA, CHE TRA L’ALTRO LA NORMATIVA SUL BIOLOGICO CONSIDERA MEDICINA D’ELEZIONE, DIVIENE MEDICINA DI FRONTIERA SE SI CONTINUANO AD IGNORARE LE RICHIESTE D’AIUTO DEI VETERINARI NEL FAR APPLICARE E RISPETTARE LE LEGGI SUL BENESSERE ANIMALE.
ANCHE LE API, INSETTI FONDAMENTALI PER LA SALUTE DELL’AMBIENTE CON MILIONI DI ANNI DI EVOLUZIONE ALLE SPALLE SONO PROTAGONISTE DI UN INTERESSANTE STUDIO PRELIMINARE PRESENTATO AL CONGRESSO SIOV. QUESTO PROGETTO È RITENUTO NECESSARIO DALLE EVIDENZE DEGLI EFFETTI DELL’IMPATTO ANTROPICO SULL’AMBIENTE, IN CUI LE API TESTIMONIANO CHE NON ESISTONO QUESTIONI ISOLATE, NÉ FATTI ISOLATI, OGNI AZIONE ED OGNI FATTO È COLLEGATO IN UNA RETE DI EVENTI CHE CONDUCE AD OGNUNO DI NOI.
QUEI MEDICI VETERINARI PROPONGONO OPZIONI PER AFFRONTARE I PROBLEMI PER I QUALI PAROLE E INTENTI NON BASTANO PIÙ E MAI COME IN QUESTO MOMENTO LA COMUNITÀ DEI VETERINARI OMEOPATI SPOSA LA NOTA AFFERMAZIONE DI ALBERT EINSTEIN PER CUI “NON POSSIAMO RISOLVERE UN PROBLEMA CON LO STESSO TIPO DI PENSIERO CHE ABBIAMO USATO PER CREARLO”.
PER INFORMAZIONI : WWW.SIOV.ORG

Animali e terremoto…

In questo momento così traumatico per la terra a cui appartengo profondamente, molti mi stanno chiedendo cosa fare per gli animali con cui abitano, le scosse stanno continuando da Agosto, più o meno violente, più o meno distruttive, ma comunque sempre destabilizzanti.
Io stessa mi rendo conto che la paura si è infilata in modo subdolo da qualche parte e che ogni rumore mi fa sobbalzare, il sonno è continuamente disturbato, non riesco a capire a volte se è il terremoto a svegliarmi, la suggestione o qualche brutto sogno.
I gatti che vivono con me scelgono di passare la notte in casa, pur potendo decidere in assoluta libertà e non stanno mostrando segni di paura o malessere, Scyma invece (la meticcia con cui abito) comincia ad avvertire le scosse in anticipo e mostra la necessità di restarmi accanto tutto il tempo. Molti miei pazienti, in particolare conigli e pappagalli, perdono il controllo e rischiano di farsi male per la paura, fate attenzione se sono in gabbia (anche se sapete bene cosa penso delle gabbie :))

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Nessuno conosce meglio di voi gli animali con cui avete scelto di vivere e senz’altro chiedere consiglio al Medico Veterinario di vostra fiducia è il meglio che possiate fare, ma mi sento di condividere con voi la possibilità di aiutarci e di aiutare gli animali spaventati con il Rescue Remedy® di Bach. Qualche goccia (in genere quattro) più volte al giorno, date direttamente o con un piccolo boccone di cibo, oppure può fare la differenza in questo momento così difficile, che sta mettendo a dura prova la terra a cui sono onorata di appartenere e con la quale, mai come ora, sento un legame indissolubile.

La specie più evoluta…

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Un quotidiano marchigiano ha dedicato ieri un articolo al ritrovamento di un gheppio ferito da parte di Achille, un bambino di quattro anni che ha dato il via alle operazioni di recupero.

Ovviamente il mio grazie va ad Achille che ha permesso all’animale di ricevere delle cure, e alla madre che probabilmente anche grazie alla sua professione è riuscita a far pubblicare la notizia sul quotidiano.

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Peccato che si sia però persa l’occasione di riflettere e di informare i lettori su alcune questioni:

  1. Nell’articolo si dice che al falco è stato sparato, da parte di un cacciatore che “deve averlo scambiato per una tortora“. Il fatto in questione costituisce un grave reato, e il cacciatore che l’ha commesso dovrebbe essere, in un Paese civile, identificato e perseguito legalmente. Magari chi ha scritto l’articolo non lo sa, ma far passare un reato per una svista è ingiusto e pericoloso.
  2. Si legge ancora, poco più avanti, che il gheppio “potrebbe perdere un’ala e non riuscire più a volare. Se non dovesse più essere in grado di volare – spiega il falconiere (e come mai, mi chiedo, non il Medico Veterinario che lo sta curando?) – verrà ospitato in una grande voliera nel centro recuperi dei rapaci (se qualcuno mi spiega dov’è il centro, da chi e come viene gestito gliene sarò grata) e vivrà bene lo stesso“. Ecco, questa affermazione la trovo veramente inaccettabile, almeno tanto quanto la frase che chiude l’articolo,  “I falchi vengono utilizzati anche per allontanare i piccioni dai centri storici”…

Finché continueremo a parlare di utilizzo degli animali, finché continueremo a pensare di poter decidere per la loro vita, finché ci arrogheremo il diritto di affermare con leggerezza che un uccello, oltretutto selvatico, privato di un’ala e quindi della possibilità di volare vivrà bene lo stesso recluso in una gabbia, credo che abbiamo ancora tanta ma tanta strada da fare prima di poterci considerare una specie evoluta…

Foto: sterna.it

Un eroe piccolo piccolo

Francesco esce da scuola come ogni giorno e vede un animale in difficoltà. Non sa a che specie appartenga, assomiglia ad una rondine ma è tutto nero, è a terra, sbatte le ali ma non riesce a prendere il volo. Cerca di capire come aiutarlo, ma i suoi compagni lo circondano e cercano di prenderlo a calci, del resto è solo uno stupido uccello e Francesco un bambino sensibile da insultare e deridere.

Sua madre lo trova in lacrime, davanti alla scuola, con una piccola scatola che è riuscita a rimediare, dentro c’è l’animale che è riuscito a proteggere dalla stupidità, quella vera, dei suoi compagni.

Sua madre mi chiama, ci conosciamo bene ed è imbarazzata nel chiedermi aiuto perché sa che me ne farò carico e come tutte le persone rispettose le dispiace darmi un impegno.

Il rondone ha una lesione da trauma sotto la gola e un occhio chiuso, ma per fortuna nessuna frattura, con due giorni di terapia omeopatica è già smanioso di tornare a volare, avrei voluto che Francesco potesse vederlo ma non posso aspettare, la richiesta di raggiungere il cielo è insistente e perentoria.

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E allora faccio un piccolo video perché Francesco e tutti quelli coraggiosi come lui vedano la forza di quel piccolo uccello che percorre rotte di migliaia di chilometri senza mai sbagliare, che sa tornare nel nostro paese dall’Africa esattamente nel luogo che l’anno prima ha scelto per nidificare.

E mi vergogno come essere umano per il comportamento dei compagni di classe di Francesco, che non sanno riconoscere il coraggio e la forza, che si credono eroi e sono solo piccoli e miseri nella loro vigliaccheria e nella loro ignoranza…

Grazie, Francesco!

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Non solo Ratatouille

I ratti (rattus norvegicus) sono tra gli animali che più dividono, ci sono quelli che li amano alla follia e quelli che non vogliono neanche sentirli nominare, a meno che non si tratti di Remy o di Emile di Ratatouille!

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Non chiedete a me, io ovviamente non riesco proprio a comprendere come si possa discriminare un animale così affascinante e incredibilmente intelligente…

Qualche settimana fa mi è stato portato in clinica un giovanissimo ratto con una frattura esposta della tibia, una trappola che avrebbe dovuto nelle intenzioni di chi l’ha messa ucciderlo all’istante l’aveva purtroppo ferito gravemente.

Sembra folle impegnarsi per salvare la vita  ad animali che vengono sterminati nel silenzio generale, ma per me una vita è una vita, un topo, un cane, un elefante, una lucertola, una tigre o un panda non hanno più o meno diritti in base alla simpatia che ci suscitano o ai nostri gusti personali.

Oggi quel giovane ratto, con la sua zampetta perfettamente guarita, è tornato libero di vivere e chissà se sono riuscita in qualche modo ad imprimere nei suoi ricordi l’idea che non tutti gli appartenenti alla nostra specie sono da temere più di ogni altra cosa…

Buona fortuna!

#ognivitavale

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Riflessione aperta dopo il Seminario sugli Animali Esotici SIOV

Riflessioni che condivido…

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Carissimi tutti, 

vorrei condividere con voi alcune riflessioni dopo il Seminario sugli Esotici di questo fine settimana.
Ormai è chiaro che il disagio delle condizioni di vita degli animali ha coinvolto anche i cosiddetti NAC, nuovi animali da compagnia. Dalle relazioni di oggi infatti emerge che anche animali non propriamente adattati alla vita con l’uomo si stiano ammalando come tutti gli altri cani e gatti che siano, polli o bovini o equini. 
Il Benessere Animale coinvolge tutti in modo trasversale proprio perché condividiamo i percorsi in questo pianeta in co-evoluzione continua. Animali non addomesticati si stanno ammalando delle stesse patologie che coinvolgono mammiferi addomesticati e animali addomesticati si stanno ammalando delle stesse malattie che colpiscono l’uomo. Emerge che l’ambiente è determinante per l’insorgenza di stati patologici.
Il ruolo del veterinario quindi è si di cercare un modello di cura che sia rispettoso delle dinamiche dell’ individuo e non sia delegato…

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E questo spesso basta

12799045_10153695686783145_4877341351249975072_nUn sabato mattina ti arriva una telefonata, non stai lavorando e la tua famiglia reclama la tua attenzione.

Ma uno scoiattolo è stato investito e sai bene che nel fine settimana difficilmente qualcuno se ne occuperà. E allora corri in clinica e fai quello che è necessario per valutare che danni ci sono e se e cosa puoi fare. C’è un trauma cranico da gestire, i denti sono spezzati e soprattutto c’è una brutta frattura dell’omero, in una posizione che non consente di intervenire chirurgicamente.

Ma chi come me si occupa anche di animali selvatici da molto tempo ormai, sa che sono creature straordinarie, le cui capacità di ripresa sorprendono spesso anche il medico più esperto.

E allora fai del tuo meglio, anche se sai che se tutto andrà bene la degenza sarà lunga, impegnativa e costosa, ci saranno altri controlli da fare e la riabilitazione richiederà tempo.

E quando, dopo oltre sessanta giorni, riesci a riportare la scoiattolina in un angolo protetto e incantato di un bosco e la vedi correre fuori all’ombra di una quercia secolare, sai per certo che non hai fatto solo il tuo dovere di medico, hai fatto il tuo dovere di essere umano: hai dedicato tempo, cura, attenzione e risorse ad una creatura che ne aveva bisogno. E questo spesso basta.

Sulla mia pagina fb il video della liberazione…

https://www.facebook.com/Drssa-Cinzia-Ciarmatori-Animali-Esotici-e-Non-Convenzionali-129574958144/videos

 

 

Perché preferire le diete naturali?

Un parere che vale la pena conoscere, con il quale concordo pienamente, e non solo per cane e gatto…


Ti Presento I Croccantini chiude il cerchio intorno al servizio della trasmissione televisiva Report “Troppa Trippa” avendo il piacere di intervistare il dr David Bettio, altro medico veterinario protagonista dell’inchiesta condotta da Sabrina Giannini.
tratto dalla trasmissione Report
Dottor Bettio, dopo aver avuto il piacere di intervistare il suo collega Dr Chisari, siamo lieti di darle il benvenuto nella nostra piccola comunità di attenti lettori e la ringraziamo infinitamente per averci concesso questa intervista, nonostante questo momento di sovraesposizione mediatica e le relative conseguenze.
Sono io che vi ringrazio per questa opportunità. Ho letto l’intervista che avete fatto al collega Chisari ed è stato molto chiaro ed esaustivo. Il cibo è una parte fondamentale per la prevenzione e la cura delle malattie dei nostri animali. È un elemento che ci lega tutti, uomini, animali e ambiente, ci lega nella salute ma anche nella relazione, tocca ambiti economici, politici ed etici.  Proprio in questa epoca nella quale il cibo è diventato così centrale nella nostra vita, tanto che Expo 2015 è stata dedicata al tema della nutrizione del pianeta (con tutte le criticità che sono emerse soprattutto sul piano etico), ci accorgiamo quanto sia importante l’affermazione ippocratica che dice che il cibo è la nostra salute. Ci accorgiamo sempre più che il cibo ormai sta diventando, se non lo è già diventato, il nostro primo veleno. Questo problema colpisce noi umani ma anche gli animali con i quali condividiamo questo pianeta e questo tempo.
Partiamo con l’argomento che più l’ha vista protagonista nel servizio di Report: l’alimentazione naturale. Uno dei messaggi passati dal servizio è che fornire all’animale una alimentazione casalinga non perfettamente bilanciata sia tanto rischioso quanto somministrare i croccantini di pessimo livello e oggetto di inchiesta. Secondo lei è realmente così?
E’ innegabile che dare un cibo adeguato all’etologia dell’animale sia la scelta migliore. Per me lo è ed è una condizione necessaria e sufficiente per proporre ai miei pazienti una alimentazione naturale rispettosa del loro etogramma di specie. In questo senso si inserisce anche il bilanciamento della dieta che a mio parere non è necessario seguire così pedissequamente tutti i giorni. Non si è mai visto un animale che mangia la medesima cosa tutti i giorni e nelle medesime quantità. Neppure noi umani mangiamo ogni giorno la medesima cosa. E’ ragionevole mangiare in modo vario usando cibo fresco e di ottima qualità, preferendo cibo di stagione. Perché non potrebbe essere così anche per i nostri animali?  E’ indispensabile avere delle conoscenze di base sui tipi di alimenti idonei e in generale delle proporzioni da utilizzare, a meno che non ci siano delle necessità nutrizionali particolari in caso di malattia oppure in particolari momenti della vita, come ad esempio la gravidanza. L’idea della dieta bilanciata è stata mutuata dall’industria mangimistica per le necessità degli allevamenti intensivi, dove è fondamentale razionare il cibo per ottenere le migliori performance produttive per un grande numero di animali limitando il più possibile i costi . Questo tipo di approccio tecnico oggi sembra aver investito anche i cani e gatti, annullandone le caratteristiche individuali e le esigenze etologiche. Inoltre sembra aver creato una certa dipendenza dal cibo preconfezionato da parte dei proprietari. Questo modello alimentare ha il vantaggio di essere comodo e di fare sentire sicuro l’utilizzatore, tanto che ha indotto a pensare che il cibo standardizzato sia vitale per il nostro animale e anche l’unico modo possibile per nutrirlo. Penso anche che questo modello alimentare possa farci riflettere sulle responsabilità e il ruolo di chi decide di convivere con gli animali domestici. La comodità, la facilità di reperimento e i prezzi vantaggiosi ci inducono a credere che la detenzione di un animale sia una cosa di facile gestione senza pensare alle reali necessità di questi esseri senzienti che vanno aldilà della alimentazione, le cui conseguenze ricadono sulla collettività e sul benessere animale.
Partendo dall’ovvio presupposto che un alimento fresco sia più integro e ricco di nutrienti rispetto ad una ricetta industrialmente processata, ci sono delicati equilibri ai quali prestare particolare attenzione nel somministrare diete naturali onde evitare sintomatologie o patologie da carenze o eccessi?
Come ho detto precedentemente, la prima cosa che nella mia esperienza è da rispettare è l’etologia della specie. Esistono diversi modelli nutrizionali ai quali fare riferimento, tutti molto validi e con caratteristiche diverse.  Il mio approccio ideale alla alimentazione dei carnivori è quello di fornire loro prevalentemente carne cruda, ossa polpose crude e interiora. Il consiglio è quello di contattare un veterinario con esperienza in questo campo per iniziare un percorso assieme.  Dapprima certi cani e gatti non sono abituati alla masticazione di carne e ossa polpose crude, come se avessero dimenticato le loro doti cognitive, quindi bisognerà aiutarli. Nella mia esperienza molti cani e gatti diventano competenti in breve tempo. Se la dieta è bilanciata ed elaborata nei vari elementi nell’arco di un medio periodo di tempo, variando le diverse componenti della dieta, generalmente non ci sono problemi carenziali o di eccesso. Se di base scegli gli alimenti adeguati e li alterni periodicamente, dalla mia esperienza e di molti altri colleghi, non emerge alcun rischio. Il supporto e l’assistenza del veterinario serve proprio ad affrontare questo processo di cambiamento e adattamento. 
Negli ultimi anni, ma soprattutto mesi, l’opinione pubblica si sta dimostrando più aperta e disponibile nei confronti delle diete naturali a crudo, le famose diete BARF (Biologically Appropriate Raw Food – Cibo Crudo Biologicamente Appropriato), avendo ormai superato alcuni preconcetti assolutamente insensati quali aumento di aggressività, fattore impegno e via discorrendo. Attualmente, l’obiezione più ricorrente sembra essere “le diete BARF sono ottime, ma non sono adatte a tutti”. Qualora concordasse, potrebbe illustrarci in quali casi una alimentazione naturale a crudo non sia indicata e le relative motivazioni?
In linea di massima l’alimentazione BARF è adatta a tutti i carnivori perché ce lo dice la loro specificità fisiologica. Ma anche all’interno di comportamenti specie-specifici esistono delle caratteristiche individuali. Alcuni animali, per esempio, hanno una conformazione della bocca che, per motivi di selezione di razza, non sembra essere adatta alla masticazione della carne cruda e delle ossa polpose, quindi la materia prima che si sceglie per loro dovrà essere adattata a questa esigenza. Inoltre alcuni animali non gradiscono la carne cruda, quindi per facilitarli si potrà cuocere prima di servirla. Alcune accortezze, poi, bisogna averle verso animali che presentano particolari patologie per i quali servirà una dieta naturale scegliendo particolari alimenti e scartandone altri.
Ragionando al contrario, uno dei motivi più comuni per il quale molte persone preferiscono le diete a crudo rispetto ai croccantini, è l’impoverimento del cibo e la generazione di tossine derivanti dalla cottura ad alte temperature e pressioni molto comune nell’industria mangimistica. Secondo lei, questi aspetti possono essere in parte mitigati in quella nicchia del settore pet food che produce favorendo la pressione a freddo all’estrusione classica, o anche solo sottoponendo le materie prime a cicli di cottura soft?
A volte bisogna scegliere il meno peggio, il danno minore, mi vien da dire. Ci sono metodiche di trattamento del cibo che deteriorano meno i nutrienti rispetto ad altre tecniche di lavorazione. In vendita esistono già dei cibi surgelati preparati. Vanno bene per chi vuole adottare una dieta a base di prodotti crudi e freschi surgelati prefonfezionati. Il punto è che l’ideale sarebbe essere autonomi nella gestione della spesa del cibo del cane e del gatto e non dipendere da qualcuno che le prepara.
Un’altra obiezione attualmente popolare tra i non barfisti, è l’innegabile aumento di apporto proteico nel passaggio da alimentazione industriale ad alimentazione a crudo. Potrebbe spiegare al nostro pubblico le motivazioni per le quali questo incremento, in un cane sano, non è pericoloso?
Nella mia esperienza conosco cani e gatti alimentati con dieta naturale da anni che godono di piena salute. Il Thank e la Came sono vissuti 17 anni senza cibo industriale che hanno mangiato raramente. Esistono delle ricerche che mettono in relazione alcuni valori ematici di diete a basso contenuto proteico rispetto a diete ad alto contenuto proteico. In entrambe le diete i valori ematici anche dopo mesi non mettevano in evidenza particolari problemi. Ma ancora non è questo il punto. I carnivori hanno un metabolismo e una fisiologia che si è evoluta per aggredire, masticare, digerire e gestire il cibo fresco di un certo tipo. La dieta BARF non prevede solamente l’apporto di polpa muscolare ad alto contenuto proteico, ma anche quote di ossa polpose in varia percentuale e di altri componenti della ricetta. Utilizzando una alimentazione cruda bisogna porre attenzione ad alcune norme igieniche. Infatti è opportuno fornire agli animali pesce previo surgelamento per evitare l’infestazione da anisakis, oppure di cuocere la carne di maiale per evitare la malattia di Aujeski.
Recentemente si sta ponendo in ragionevole dubbio l’ipotesi storica secondo la quale un cane che soffra di problematiche renali possa trarre giovamento dalla diminuzione dell’apporto proteico; lo studio che dimostrerebbe questa ipotesi fu, però, svolto alimentando i cani oggetto di ricerca con i croccantini. La sua opinione è più vicina a quanto enucleato da quello studio o alla sua recente messa in discussione?
Conosco lo studio di Polzin DJ et al., se è quello a cui fate riferimento. Ci sono delle ricerche che poi hanno fornito risultati diversi. Un po’ come succede in certi procedimenti giudiziari nei quali viene richiesta una perizia, smentita poi dalla contro perizia, smentita a sua volta da una contro contro perizia. A parte le considerazioni sull’apporto proteico nella dieta che emergono dallo studio, ciò che penso è relativo al metodo investigativo che solleva degli interrogativi etici nel testare dei prodotti dietetici per animali sacrificando altri animali. Il metodo di ricerca è limitativo perché pone come unico componente sensibile nei confronti di una patologia nella ricetta predisposta alla sperimentazione, senza tenere conto delle complessità dinamiche di un individuo e nel manifestare sintomi o stati patologici la cui ontogenesi non può più essere individuata in una sola causa. Il modello con cui si indaga una patologia indotta che non è quella che naturalmente viene espressa dall’individualità del soggetto, può avere un ruolo indicativo ma non di certo può dare indicazioni di valore assoluto.
Nella mia esperienza clinica ho trattato cani e gatti nefropatici in vari stadi di gravità con diete naturali, sempre in abbinamento ad una terapia omeopatica e ad una analisi dell’ambiente nel quale vivono. Questo approccio sistemico è imprescindibile. Molte patologie non sono frutto diretto di una nutrizione inadeguata, infatti ci sono molti fattori che intervengono nell’emersione di sintomi che poi noi classifichiamo come patologia. Ci sono molti fattori epigenetici che agiscono sull’individuo come stressors e ai quali l’individuo reagisce in senso adattivo o dis-adattattivo in modo del tutto individuale. Come ho detto in trasmissione sarebbe opportuno che si analizzassero in modo sistemico questi elementi.
Durante la sua carriera di medico veterinario, ha riscontrato più benefici per un cane nefropatico attraverso la somministrazione di croccantini appositamente studiati o attraverso la somministrazione di diete naturali?
Come ho cercato di descrivere prima, dare un nome ad una patologia ha un senso relativo perché la patologia deve essere inserita dentro la storia biopatografica del paziente che comprende anche e soprattutto lo stile di vita e la sua conduzione. In linea generale, quindi anche per pazienti nefropatici, la dieta che propongo è sempre quella naturale perché è consona alla fisiologia di questa specie, in associazione alla terapia omeopatica. In questo modo i risultati sono confortanti. Ormai da anni non consiglio diete preconfezionate per i miei pazienti nefropatici.
In uno dei suoi interventi per la puntata di Report, noi praticanti di alimentazioni naturali abbiamo particolarmente apprezzato la sua affermazione per la quale sia aberrante che un predatore non riconosca più la carne come suo alimento naturale. Sia per gatti che cani, però, molte diete casalinghe stilate da nutrizionisti continuano a prevedere la somministrazione di carboidrati – il classico riso, le patate, la polenta o addirittura la grandiosa idea di marketing della pasta canina. Posto che cani e gatti non abbiano alcun bisogno di zuccheri e amidi nella dieta per vivere, quali motivazioni ci sono alla base di questa scelta? E’ una scelta che condivide?
Se siamo d’accordo nel dare importanza all’etologia di specie allora i carboidrati possono non fare parte della dieta di un carnivoro, o farne parte in misura ridotta.
Tornando agli obiettori delle diete a crudo, altro fatidico punto di scontro sono le ossa. Noi barfisti sappiamo che le ossa da somministrare debbano essere solo una parte della dieta, che debbano essere crude, che debbano essere polpose (o forse sarebbe più indicato chiamarle carnose per rendere l’idea che è preferibile siano ricoperte di carne) e che si debbano evitare ossa portanti di grandi animali, ma rimane opinione diffusa che generino blocchi e perforazioni intestinali. Le è mai capitato di dover affrontare emergenze di questo tipo con i suoi pazienti barfisti? Per coloro che dovessero comunque rimanerne spaventati, ci sono alternative alle ossa per mantenere il bilanciamento della dieta?
Fortunatamente i miei clienti sono istruiti a dovere e sono attenti alle ossa polpose crude che somministrano. I problemi nascono se vengono somministrate delle ossa cosiddette “ricreative”, tipo ginocchia di bovino o equino che vengono sgranocchiate pian piano fino a formare una poltiglia d’osso che potrebbe causare blocchi intestinali. Non ho mai avuto problemi di questo tipo con nessuno dei miei pazienti. Finora tutte le chirurgie da corpo estraneo gastrointestinale riguardavano giochi, indumenti etc. Se un proprietario ha particolari timori, può utilizzare degli integratori per sostituire la ossa polpose.
Pur avendo il nostro sito un nome generico, per ora ci occupiamo solo di croccantini per cani. Riceviamo però spesso richieste di recensioni di etichette da parte di chi condivide la vita con i gatti. Nell’attesa che il nostro staff integri anche una persona che si occupi di questo ramo, potrebbe indicarci di cosa si compone una dieta felina ideale?
Il gatto è un carnivoro, mangia prede fresche come uccellini, piccioni, topini e altri piccoli roditori, uova di uccellini che trova nei nidi durante il periodo delle nidiate. Lo sa bene il mio gatto Rock. Dopo aver catturato la sua preda, inizia mangiandone la testa per poi passare agli organi interni. Se invece le dimensioni della preda sono piccole la può mangiare tutta masticando per bene, per poi vomitarne il pelo o le piume. Quindi la dieta per il gatto dovrebbe prevedere ossa polpose crude e carne fresca, magari intiepidita e non da frigo. Qualche piccola integrazione di frattaglie è necessaria. Ci sono dei proprietari che hanno dei gatti che mangiano addirittura dei pulcini scongelati. Ritengo che la dieta cruda sia molto indicata per i nostri felini.
Anche tra gli amanti dei gatti, i croccantini sono l’alimentazione più seguita. Potrebbe indicarci cosa prediligere e cosa invece evitare, in termini di ingredienti e additivi, nella scelta dei croccantini per gatto?
Se il proprietario vuole seguire una dieta industriale indico come prima scelta un cibo umido monoproteico contenente carne fresca e non farine di carne, meglio se di origine biologica senza conservanti. Invece per le crocchette faccio scegliere tra quelle con la dicitura “grain free”, cioè prive di cereali e anche prive di patata. Sempre meglio se contengono materia prima di carne fresca e non da farine di carne, meno conversanti e additivi chimici possibili.
Che si tratti di cani o gatti, proliferano i cosiddetti mangimi a prescrizione, veterinari o dietetici. Secondo lei e secondo la sua esperienza professionale, questi croccantini specifici sono efficaci? Nell’aiutare (eventualmente) per alcune patologie, possono alla lunga generarne altre?
Come ho cercato di spiegare, l’insorgere della patologia non è strettamente legato ad una singola componente, sia essa genetica o microbica o alimentare, ma la patologia è un insieme di sintomi le cui cause possono essere molteplici e speso legate allo stile di vita. Quindi pensare che ci sia un cibo specifico che curi uno stato patologico che si esprime secondo dinamiche complesse è limitativo e va relativizzato . Ma il cibo può concorrere a stimolare processi di guarigione o di malattia, sempre che sia un cibo adeguato all’etogramma oppure no. I cibi che vengono studiati dalle aziende mangimistiche poggiano su una base scientifica legata ad un certo tipo di paradigma che tende ad inquadrare il problema causa in senso riduzionista. Nella mia esperienza noto che spesso un certo tipo di cibo industriale è un ostacolo alla guarigione perché non adeguato all’etologia della specie. Quindi opto per una dieta naturale. Posso farvi qualche esempio. Alcuni pazienti nefropatici o con problemi gastroenterici riferibili a patologie linfoplasmacellulari oppure paziente con dermatite su base allergica, mi raccontano durante l’anamnesi che hanno trattato patologie pregresse ricorrenti infiammatorie con terapie chimiche e alimenti industriali dietetici specifici. Ora, secondo il paradigma omeopatico questo tipo andamento della salute viene classificato come ‘soppressione dei sintomi’ in quanto i sintomi stessi si spostano da organi più superficiali, spesso ad organi emultori, passando ad organi più profondi con conseguente stato patologico più grave. L’omeopatia identifica l’approccio convenzionale come soppressivo dei sintomi, ma non curativo. Questo si evidenzia spesso anche clinicamente studiano l’anamnesi remota e applicando il paradigma epistemico della scienza omeopatica.
E’ innegabile che, in questa epoca economica, il costo per l’alimentazione dell’animale domestico sia una voce a cui dare importanza nei bilanci familiari. Più in generale, anche Report ce l’ha dimostrato, condividere la propria vita con uno o più animali, comporta delle spese, anche veterinarie. I sostenitori delle diete a crudo asseriscono di aver drasticamente visto crollare le spese veterinarie con il cambio di dieta. Le risulta?
Questa domanda bisognerebbe farla ai proprietari di animali che seguono modelli sanitari legati a scelte come l’alimentazione naturale, la cura con medicine non convenzionali, che non fanno uso di medicalizzazioni per banali affezioni, che seguono protocolli vaccinali ragionati mediante la valutazione della persistenza anticorpale e che cercano di attuare uno stile di vita il più rispettoso dell’etologia di specie .  Tutto questo concorre alla determinazione delle spese veterinarie, non solo un modello nutrizionale rispetto ad un altro. E’ intuitivo pensare che chiudere un gatto in una stanza lasciandolo con la sola lettiera, una ciotola di acqua fresca e del buon cibo crudo, possa generare qualche forma di patologia organica oppure comportamentale. Un gatto deprivato dal punto di vista etologico elaborerà sintomi di patologia. Molti esempi del genere ne abbiamo visti negli zoo. In generale con una dieta naturale, ma dipende dalla taglia dell’animale e da come un proprietario gestisce l’approvvigionamento delle materie prime, si può spendere meno rispetto ad una dieta industriale premium. Recentemente ho visto una analisi di una azienda mangimistica che evidenziava come il costo del proprio cibo industriale fosse competitivo nei confronti di una alimentazione casalinga per il medesimo ipotetico animale. A mio parere l’analisi della azienda è parziale e non fa emergere nel costo finale della crocchetta tutte le esternalizzazioni del processo industriale,  della filiera produttiva che concorre alla fabbricazione della crocchetta quanto tale, dei costi di produzione, dei costi di marketing, dei costi di ricerca, dei costi di trasporto e distribuzione e del costo di smaltimento delle confezioni più o meno riciclabili.  Se alcuni proprietari si organizzano autonomamente oppure in piccoli gruppi di acquisto presso i produttori, accorciando così la filiera e limitando il packaging e gli sprechi, il costo della BARF diventa davvero concorrenziale anche per un cane di grossa taglia rispetto al cibo industriale. Succede anche che il paramento del costo lievemente maggiore nell’acquisto di cibo fresco non viene considerato tra le priorità, perché molti proprietari preferiscono spendere qualcosa di più conoscendo ciò che danno al proprio animale, piuttosto che spendere poco seguendo gli accattivanti sconti merce che la grande distribuzione del pet food può in qualche modo permettersi, per fidelizzare il consumatore. Pochi mesi fa una associazione di professionisti ha affermato che le diete preconfezionate hanno dato la possibilità ai milioni di italiani di possedere un cane o un gatto. Questa affermazione è parziale che se fosse vero questo sillogismo allora bisognerebbe considerare nel computo anche tutti i cani e gatti che riempiono i canili ed i gattili dopo avere passato poco tempo nelle famiglie. I costi per queste strutture sono a carico della società civile e quindi potrebbero essere parte del costo della crocchetta. Per non parlare di questioni bioetiche legate al benessere animale. Ma il fenomeno della diffusione del pet ha anche più ampie considerazioni e non solo strumentalmente come frutto del benessere e sviluppo dell’industria. Infatti il paradosso è il diritto incondizionato al possedere un cane e un gatto come status symbol, come regalo, come sfizio, come riempitivo emozionale etc. Anche in questo senso andrebbero analizzato questo fenomeno.
Le sono mai capitati casi di torsioni gastriche in cani alimentati a crudo?
No. Ma potrebbe anche capitare poiché le cause di una torsione o dilatazione gastrica possono risiede anche nella modalità con cui viene fornita la dieta o altri fattori non necessariamente legati alla dieta.
E’ troppo cattivo e malizioso chi sostiene che un veterinario che consigli un’alimentazione industriale scadente lo faccia per tornaconto economico, ben sapendo che, purtroppo, rivedrà spesso quel paziente a quattro zampe? O semplicemente molti medici veterinari non hanno competenze specifiche in nutrizione e non hanno tempo per acquisirle?
Non conosco che cosa muova i colleghi a prescrive diete preconfezionate, ma le posso parlare della mia esperienza professionale. Per anni anch’io ho consigliato diete industriali perché questo era stato l’insegnamento ricevuto all’Università. Le mie conoscenze derivavano anche dai vari informatori scientifici che venivano periodicamente in ambulatorio e mi informavano sui progressi delle diete industriali e delle loro applicazioni specifiche e da alcune pubblicazioni di settore. Non c’è mai stato nessun tornaconto personale e nessun vantaggio economico e credo che questo succeda in senso generale. Prescrivevo secondo la consapevolezza e la conoscenza di quel momento. Poi sono venuto a conoscenza di modelli nutrizionali diversi, sia nel senso stretto della ricetta sia nel senso del paradigma scientifico applicativo dove il cibo assumeva un significato: non solo di un mero insieme di nutrienti per far funzionare la macchina, ma il cibo aveva un senso etologico importante e come tale doveva essere dato. All’interno di queste nuove prospettive ho iniziato a studiare le etichette del cibo industriale e mi sono reso conto che spesso questo tipo di cibo non si accordava con le mie nuove conoscenze. La dieta bilanciata che mi proponevano non trovava riscontro nelle esigenze etologiche dei miei pazienti. Molte aziende hanno giocato sulla dieta bilanciata influenzando i veterinari tanto quanto i proprietari, magari anche per una sola questione di comodità che, non dimentichiamoci è la prima forma di dipendenza. Penso che il marketing sia una scienza che affianca le aziende e ha studiato bene a fondo come si fa a creare necessità e dipendenze anche su falsi problemi. Anche per questi motivi sono passato a studiare e approfondire la nutrizione naturale. Il consumismo ha investito anche il mondo del pet. Basta andare in un supermercato dedicato per capire che ciò è una realtà. In questi punti di vendita c’è una enorme possibilità di scelta. A mio parere è una scelta illusoria poiché la verità è che si può scegliere solamente rispetto a un solo modello nutrizionale, cioè quello del cibo preconfezionato. Ora non so se ci saranno ricerche che metteranno in relazione un modello nutrizionale con l’emersione di patologie come è già avvenuto per l’alimentazione umana. Ma abbiamo già visto i disastri che l’uomo ha provocato non rispettando l’etologia dell’animale come è successo ai tempi della BSE. Ancora oggi l’opinione pubblica è divisa sulle merendine e sulla fetta di pane con la marmellata. Le stesse dirigenze scolastiche si pongono il problema di cosa mettere dentro ai distributori automatici perché certi cibi sono oggi considerati diseducativi. Ognuno è libero di scegliere in coscienza per i propri figli di cui è responsabile fino a che non andranno al bar a scegliere come avvelenarsi in autonomia. Magari una buona educazione aiuta a fare delle scelte consapevoli. Se gli animali sono un tirocinio al comportamento umano allora l’alimentazione animale dovrebbe dirci qualche cosa in questo senso.
Nel nostro piccolo cerchiamo di diffondere cultura e conoscenza nel settore dell’alimentazione industriale, cercando di utilizzare sempre un linguaggio poco tecnico e molto comprensibile a tutti. Veniamo dunque alla domanda ricorrente delle nostre interviste: vorrebbe consigliarci delle letture (libri, siti internet, etc) di facile comprensione in merito all’alimentazione o ad altri aspetti della vita con i nostri animali domestici?
Il vostro sito ha delle buone informazioni a riguardo. Spesso trovo interessanti anche alcuni forum nei quali si discute tra barfisti e nei quali si possono ottene consigli da chi ha già maturato dell’esperienza con la dieta naturale. Alcuni libri invece sono davvero illuminanti per iniziare ad informarsi sul tipo di alimentazione che si può proporre al proprio animale. La collana Qua la Zampa di Macro Edizioni contiene due libri sulla barf. Uno dedicato  al cane, scritto da Swanie Simon  e l’altro dedicato al gatto , scritto da Doreen Fiedler. Per questi libri ho curato personalmente la prefazione. Esistono anche molti altri libri, direi storici per l’importanza che danno informazioni sulla nutrizione barf, come il libro Tom Lonsdale ora disponibile anche in italiano e altri in lingua inglese quelli del Dr. Ian Billinhurst, di Steve Brown e di Lew Olson.
Per Ti Presento I Croccantini è stato un onore poter intervistare il Dottor Bettio, che ringraziamo infinitamente per la chiarezza e la disponibilità. Grazie Dottor Bettio, è stato veramente un piacere, lasciamo a lei i saluti finali.
Vi ringrazio per lo spazio che mi avete offerto perché ancora pochi proprietari conoscono diversi tipi di alimentazione per i propri animali.  Molti di loro sono intenzionati a cambiare il modello nutrizionale al loro beniamino a 4 zampe e hanno bisogno di avere accesso a questo tipo di conoscenza per farne poi uso in modo consapevole ed autonomo. Vi lascio anch’io, seguendo il collega Chisari,  con una citazione di un caro amico e collega che ha scritto l’interessante libro ‘Anima Animale’: 
“In questo momento storico l’animale può aiutare l’uomo a riscoprire il suo lato autentico, quello legato all’emotività che viene soppressa da una vita fatta di angosce quotidiane. L’animale invece con la sua gioia primordiale, la sua voglia di vivere è veramente terapeutico, ma dobbiamo permettere all’animale di vivere in un suo ambiente più autentico in maniera da preservarlo in queste sue espressioni” (David Satanassi).

Fonte: http://www.tipresentoicroccantini.com | leggi l’articolo originale (>>)

Cibo per la pace

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Le librerie sono sempre state per me fonte di meraviglia, uno dei luoghi di cui non potrei fare a meno. Le vetrine e gli scaffali pieni di volumi hanno su di me una tale attrattiva che in ogni posto che visito diventano una tappa obbligata. La fascinazione che da sempre subisco non smette di sorprendermi, i libri in qualche modo scelgono di essere letti, l’ho sempre pensato. Questo libro non fa eccezione, non avevo in mente di acquistarlo e invece non ho saputo resistergli… e per fortuna direi, è stata una di quelle letture che cambiano inevitabilmente il tuo modo di guardare al mondo…

“Da Pitagora nell’antica Grecia a Platone e Plotino, dai profeti dell’Antico Testamento ai primi fondatori della Chiesa, da Gautama Buddha a Leonardo da Vinci sono innumerevoli i maestri spirituali, i filosofi, i grandi pensatori che hanno approfondito l’importanza di approcciarsi all’assunzione del cibo con consapevolezza e rispetto. L’atto del mangiare ha un ruolo primario nelle società di tutti i luoghi e di tutti i tempi, religione, economia, politica conferiscono al cibo significato e potere, e proprio per il potere antiche popolazioni nomadi nella regione curda del Nord-Est dell’Iraq, tra le prime a sottomettere e mercificare gli animali, si mossero alla conquista di tribù pacifiche dedite alla raccolta e all’alimentazione priva di carne. La cultura violenta della repressione su altre specie richiedeva l’educazione degli uomini alla prevaricazione e la soppressione dell’empatia e della sensibilità innate nei bambini. L’estensione di quel tipo di cultura della violenza anche nei confronti delle donne o delle persone di differente etnia non può che avere la stessa matrice. Eppure la fisiologia e l’anatomia della specie umana, se osservata e studiata con attenzione, mostra l’incapacità per la nostra specie di rincorrere, bloccare, uccidere e strappare con i denti pelle e carne di altri animali…”

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E’ cominciata la crociata contro l’omeopatia

Il libro di Silvio Garattini contro l’omeopatia e la campagna pro vaccinazioni hanno scatenato i media in una caccia alle streghe senza quartiere.
E’ autunno e le agenzie di marketing di Big Pharma fremono per affondare i denti nel grande business della prevenzione dell’influenza. L’anno scorso quel malaugurato caso di effetto iatrogeno da vaccino per un lotto imperfetto scatenò un fuggi fuggi generale da parte dei pazienti e tutto  il lento e meticoloso lavoro di comunicazione mediatica fatto dal marketing farmaceutico al fine di vendere bene il prodotto finì in un grosso flop e nei magazzini rimasero molti prodotti invenduti. Quest’anno i termini e gli investimenti sono stati articolati su più fronti come i migliori marketing managers insegnano.

Verosimilmente, sull’onda delle critiche internazionali all’Italia per aver avuto un calo sociale del livello di vaccinazione, si è colto il momento per far partire una crociata contro tutto ciò che non è perfettamente in linea con il pensiero dominante del mondo scientifico moderno. Un tentativo di far pulizia di tutta quella “cosiddetta” sottocultura scientifica o pseudoscientifica che tanto disturba i meccanismi del profitto farmaceutico e turba i sonni dei depositari del “sapere assoluto”.

Come capro espiatorio è stata scelta la   medicina omeopatica che pur essendo impiegata da 300 milioni di persone nel mondo, pur avendo più di 200 anni di storia e un buon numero di lavori scientifici a suo sostegno (mai abbastanza siamo d’accordo) viene bollata senza possibilità di replica come truffa ai danni del cittadino.

Il Prof. Silvio Garattini, che fin dai primi anni ottanta del secolo scorso si esprimeva con toni netti ed intransigenti in merito alla medicina omeopatica, ha trovato un editore disposto a mettere su carta tutti i suoi pensieri in merito ed ha cominciato il suo tour di propaganda che, eticamente ben mascherato da tour letterario, in realtà si è rivelato una campagna per screditare, senza interlocutori, una realtà importante della medicina italiana.

La tecnica, del resto non è nuova. E’ già stata utilizzata 15 anni fa da un amico del professore, militante anche lui nelle fila del Cicap, il brillante giornalista Piero Angela, conduttore della bellissima trasmissione, ormai cult televisivo, Quark. Infatti anche in quella occasione il giornalista mise in onda una intera trasmissione finanziata con soldi pubblici, ricordiamolo, contro l’omeopatia senza alcun contraddittorio. Nessun medico o ricercatore che si occupava di omeopatia fu intervistato o coinvolto. Una sentenza senza appello.

In questa ondata di aggressiva intolleranza e censura mediatica in cui si minacciano i medici che curano con queste medicine di essere radiati dai propri ordini professionali o si istigano ritorsioni su chi ha una posizione scientifica diversa mi è sembrata di grande equilibrio e di buon senso la riflessione della Dott.ssa Antonella Ronchi Presidente della FIAMO Federazioni dei Medici Omeopatici Italiani che qui propongo:

In questi giorni i media con grande spiegamento di forze hanno  intrapreso una doppia campagna, contro l’omeopatia, complice la  pubblicazione del libro di Garattini, e a favore dei vaccini senza se e senza ma.

Anche se sul discorso vaccini tra gli omeopati ci sono posizioni molto  differenti, qualcuno ha sottolineato che molti dei medici che manifestano posizioni  critiche rispetto alla spinta vaccinale estrema sono omeopati. In effetti i due temi  sono accomunati  dalla negazione di un pluralismo in medicina, dall’idea di una scienza medica esatta, assimilabile alla matematica e alla fisica, che ha risposte nette, senza dubbi o sfumature.

Credo che per questo motivo sia importante riflettere su alcuni concetti.

Si pone l’accento su una presunta mancanza di cultura  scientifica in Italia. Ma a parte il fatto che il fenomeno  dell’omeopatia non è certo una prerogativa italiana, dato che  l’omeopatia è diffusa in tutto il mondo, e quindi da questo punto di  vista questa carenza è un vulnus culturale mondiale, bisogna  intendersi su che cosa voglia dire fare scienza, in particolare nel  campo della medicina.  Mi piace sempre citare il compianto Prof  Giorgio Israel, purtroppo scomparso quest’anno, matematico e storico  della scienza che scriveva “La medicina è tanto più  “scientifica”  –  utilizzando qui questo termine nella accezione  valutativa del senso comune, ovvero “seria”, “rigorosa”, “attendibile”  – quanto più aderisce alla considerazione del soggetto particolare  e   tanto meno è scientifica quanto più si occupa di collettività  considerate in modo aggregato. Pertanto il percorso della medicina  verso la scientificità va in direzione esattamente opposta a quello  delle scienze esatte di derivazione fisico-matematica. … l’unico  modo di realizzare la scientificità della medicina è di tener conto  che il suo oggetto sono dei soggetti, e dei soggetti considerati nella loro individualità e particolarità, portatori di una storia personale situata in modo irripetibile nello spazio e nel tempo”.

E l’ epistemologo T. S. Kuhn, poi, mette in guardia dal considerare che  essere in possesso di un criterio di scientificità ed applicare delle  direttive metodologiche sia sufficiente a imporre  un’unica  conclusione sostanziale a molti tipi di questioni scientifiche, perché  le conclusioni a cui si giunge sono probabilmente determinate,  influenzate  dalle precedenti esperienze, dalla propria formazione .

Come a dire che nel campo della scienza nessuno può sentirsi depositario di verità assolute e conclusive.

La medicina è certamente una, ma tanti diversi approcci e contributi la arricchiscono, non la impoveriscono, perché ciascuno porta alla visione complessiva la sua parte.

Se poi vogliamo entrare nei dettagli del libro di Garattini, possiamo anche dire che certo, per supportare le proprie affermazioni basta dar credito e  scegliere gli studi che le confortano e ignorare quelli che arrivano a  conclusioni differenti. E così si cita il recente studio Australiano,  ignorando il corrispondente Health Technology Assessment   commissionato alcuni anni fa dalle autorità svizzere, che arrivava a conclusioni diametralmente opposte, favorevoli all’omeopatia, tanto che il diritto ad avvalersi di questo strumento terapeutico è entrato nella Costituzione elvetica.

Da un certo punto di vista capisco la posizione del professor  Garattini: per la sua formazione di perito chimico, la presenza delle  molecole nelle soluzioni testate è  conditio sine qua non: nessuna molecola=nessuna possibilità di azione e discorso chiuso.

  E il fatto che quello omeopatico sia chiamato medicinale è sicuramente  per lui una provocazione inaccettabile, perché il farmaco deve essere  una sostanza con tutte le sue molecole.

Ma dato che ciò che cura può in realtà anche avere una natura differente da quella chimica, come ad esempio accade con le  radiazioni, forse bisognerebbe solo intendersi meglio su quello che il termine medicinale può significare.

Ma al di là di queste, pur fondamentali, disquisizioni, quello che non  è corretto è affermare, come il professore fa, che gli esperimenti  in laboratorio smentiscano una differenza tra le  soluzioni di diversi medicinali omeopatici. Al contrario, decenni di studi, e cito solo  quelli di Vittorio Elia e di Louis Rey perché ricercatori universitari  nel campo della Chimica e della Fisica, provvisti di credenziali di autorevolezza certamente non inferiori a quelle dei ricercatori del  Mario Negri, hanno messo in evidenza che ogni soluzione ha una sua  “personalità” evidenziabile attraverso specifiche metodiche di laboratorio.

Antonella Ronchi

Fonte: lastampa.it | leggi l’articolo originale (>>)