Animali e terremoto…

In questo momento così traumatico per la terra a cui appartengo profondamente, molti mi stanno chiedendo cosa fare per gli animali con cui abitano, le scosse stanno continuando da Agosto, più o meno violente, più o meno distruttive, ma comunque sempre destabilizzanti.
Io stessa mi rendo conto che la paura si è infilata in modo subdolo da qualche parte e che ogni rumore mi fa sobbalzare, il sonno è continuamente disturbato, non riesco a capire a volte se è il terremoto a svegliarmi, la suggestione o qualche brutto sogno.
I gatti che vivono con me scelgono di passare la notte in casa, pur potendo decidere in assoluta libertà e non stanno mostrando segni di paura o malessere, Scyma invece (la meticcia con cui abito) comincia ad avvertire le scosse in anticipo e mostra la necessità di restarmi accanto tutto il tempo. Molti miei pazienti, in particolare conigli e pappagalli, perdono il controllo e rischiano di farsi male per la paura, fate attenzione se sono in gabbia (anche se sapete bene cosa penso delle gabbie :))

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Nessuno conosce meglio di voi gli animali con cui avete scelto di vivere e senz’altro chiedere consiglio al Medico Veterinario di vostra fiducia è il meglio che possiate fare, ma mi sento di condividere con voi la possibilità di aiutarci e di aiutare gli animali spaventati con il Rescue Remedy® di Bach. Qualche goccia (in genere quattro) più volte al giorno, date direttamente o con un piccolo boccone di cibo, oppure può fare la differenza in questo momento così difficile, che sta mettendo a dura prova la terra a cui sono onorata di appartenere e con la quale, mai come ora, sento un legame indissolubile.

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La specie più evoluta…

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Un quotidiano marchigiano ha dedicato ieri un articolo al ritrovamento di un gheppio ferito da parte di Achille, un bambino di quattro anni che ha dato il via alle operazioni di recupero.

Ovviamente il mio grazie va ad Achille che ha permesso all’animale di ricevere delle cure, e alla madre che probabilmente anche grazie alla sua professione è riuscita a far pubblicare la notizia sul quotidiano.

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Peccato che si sia però persa l’occasione di riflettere e di informare i lettori su alcune questioni:

  1. Nell’articolo si dice che al falco è stato sparato, da parte di un cacciatore che “deve averlo scambiato per una tortora“. Il fatto in questione costituisce un grave reato, e il cacciatore che l’ha commesso dovrebbe essere, in un Paese civile, identificato e perseguito legalmente. Magari chi ha scritto l’articolo non lo sa, ma far passare un reato per una svista è ingiusto e pericoloso.
  2. Si legge ancora, poco più avanti, che il gheppio “potrebbe perdere un’ala e non riuscire più a volare. Se non dovesse più essere in grado di volare – spiega il falconiere (e come mai, mi chiedo, non il Medico Veterinario che lo sta curando?) – verrà ospitato in una grande voliera nel centro recuperi dei rapaci (se qualcuno mi spiega dov’è il centro, da chi e come viene gestito gliene sarò grata) e vivrà bene lo stesso“. Ecco, questa affermazione la trovo veramente inaccettabile, almeno tanto quanto la frase che chiude l’articolo,  “I falchi vengono utilizzati anche per allontanare i piccioni dai centri storici”…

Finché continueremo a parlare di utilizzo degli animali, finché continueremo a pensare di poter decidere per la loro vita, finché ci arrogheremo il diritto di affermare con leggerezza che un uccello, oltretutto selvatico, privato di un’ala e quindi della possibilità di volare vivrà bene lo stesso recluso in una gabbia, credo che abbiamo ancora tanta ma tanta strada da fare prima di poterci considerare una specie evoluta…

Foto: sterna.it

Un eroe piccolo piccolo

Francesco esce da scuola come ogni giorno e vede un animale in difficoltà. Non sa a che specie appartenga, assomiglia ad una rondine ma è tutto nero, è a terra, sbatte le ali ma non riesce a prendere il volo. Cerca di capire come aiutarlo, ma i suoi compagni lo circondano e cercano di prenderlo a calci, del resto è solo uno stupido uccello e Francesco un bambino sensibile da insultare e deridere.

Sua madre lo trova in lacrime, davanti alla scuola, con una piccola scatola che è riuscita a rimediare, dentro c’è l’animale che è riuscito a proteggere dalla stupidità, quella vera, dei suoi compagni.

Sua madre mi chiama, ci conosciamo bene ed è imbarazzata nel chiedermi aiuto perché sa che me ne farò carico e come tutte le persone rispettose le dispiace darmi un impegno.

Il rondone ha una lesione da trauma sotto la gola e un occhio chiuso, ma per fortuna nessuna frattura, con due giorni di terapia omeopatica è già smanioso di tornare a volare, avrei voluto che Francesco potesse vederlo ma non posso aspettare, la richiesta di raggiungere il cielo è insistente e perentoria.

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E allora faccio un piccolo video perché Francesco e tutti quelli coraggiosi come lui vedano la forza di quel piccolo uccello che percorre rotte di migliaia di chilometri senza mai sbagliare, che sa tornare nel nostro paese dall’Africa esattamente nel luogo che l’anno prima ha scelto per nidificare.

E mi vergogno come essere umano per il comportamento dei compagni di classe di Francesco, che non sanno riconoscere il coraggio e la forza, che si credono eroi e sono solo piccoli e miseri nella loro vigliaccheria e nella loro ignoranza…

Grazie, Francesco!

Clicca qui per il video

 

E questo spesso basta

12799045_10153695686783145_4877341351249975072_nUn sabato mattina ti arriva una telefonata, non stai lavorando e la tua famiglia reclama la tua attenzione.

Ma uno scoiattolo è stato investito e sai bene che nel fine settimana difficilmente qualcuno se ne occuperà. E allora corri in clinica e fai quello che è necessario per valutare che danni ci sono e se e cosa puoi fare. C’è un trauma cranico da gestire, i denti sono spezzati e soprattutto c’è una brutta frattura dell’omero, in una posizione che non consente di intervenire chirurgicamente.

Ma chi come me si occupa anche di animali selvatici da molto tempo ormai, sa che sono creature straordinarie, le cui capacità di ripresa sorprendono spesso anche il medico più esperto.

E allora fai del tuo meglio, anche se sai che se tutto andrà bene la degenza sarà lunga, impegnativa e costosa, ci saranno altri controlli da fare e la riabilitazione richiederà tempo.

E quando, dopo oltre sessanta giorni, riesci a riportare la scoiattolina in un angolo protetto e incantato di un bosco e la vedi correre fuori all’ombra di una quercia secolare, sai per certo che non hai fatto solo il tuo dovere di medico, hai fatto il tuo dovere di essere umano: hai dedicato tempo, cura, attenzione e risorse ad una creatura che ne aveva bisogno. E questo spesso basta.

Sulla mia pagina fb il video della liberazione…

https://www.facebook.com/Drssa-Cinzia-Ciarmatori-Animali-Esotici-e-Non-Convenzionali-129574958144/videos

 

 

Metti una domenica a Frascati…

Io e la nutria

In un periodo di lavoro molto intenso in cui quasi tutti i fine settimana sono sottratti al riposo e dedicati allo studio e all’aggiornamento, partecipare all’edizione romana dell’International Rabbit Day, organizzato dall’Associazione Animali Esotici, poteva sembrare davvero un impegno gravoso.

Il “dietro le quinte” di una delle professioni più belle ed invidiate da chi ama gli animali è costellato di sabati e domeniche dedicati a congressi, seminari, corsi, scuole, eventi, emergenze, lezioni da preparare, esami da sostenere.

E solo una passione incrollabile ti fa proseguire, con la pazienza, l’amore, il supporto, la comprensione e la stima di chi sceglie di vivere accanto ad una come me, che con gli animali condivide la vita.

Eppure ho risposto subito e con entusiasmo all’invito dell’associazione a partecipare per parlare di omeopatia e medicina integrata a favore degli animali non convenzionali e ho fatto bene!

Non solo la giornata era splendida e il posto accogliente, non solo ho incontrato e condiviso lo spazio dell’intervento e delle domande con Paolo Selleri, un amico a cui sono particolarmente legata, non solo ho incontrato un sacco di conigli, cavie, il maiale Wilbur e la nutria Celine, non solo ho avuto l’occasione di rispondere alle domande di tante persone che con attenzione e interesse cercano di fare il meglio per gli animali con cui convivono.

Più di ogni altra cosa ho ritrovato il piacere di condividere scelte ed esperienze, di raccontare di un mestiere così tanto integrato nella vita di chi lo fa con passione da diventare motivo di crescita personale e non solo professionale.

Ho ritrovato il piacere di dire che ogni animale mi insegna qualcosa, sempre, mi insegna un nuovo modo di guardare al mondo, un nuovo linguaggio, una capacità differente di percezione. Ed è proprio questo che vorrei saper condividere con le persone che scelgono di affidarmi la salute degli animali con cui vivono: guardate sempre ai vostri “coinquilini” di altre specie come a finestre su altri mondi, su altre vie, su altri modi di vivere, a volte è l’unico modo per comprendere cosa stiamo dimenticando, cosa stiamo lasciando indietro, cosa provoca la nostra solitudine, la nostra frustrazione, la nostra incapacità di comunicare nonostante le apparenze.

Grazie quindi ad AAE per l’invito e grazie a tutti quelli che hanno scelto di trascorrere insieme a noi una bella domenica di sole all’International Rabbit Day di Roma.

La via del lupo

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Non troppo tempo fa mi sono imbattuta in questo libro, una lettura che consiglio perché parla dei luoghi in cui viviamo e di animali che abbiamo il dovere di conoscere, per imparare a capire, per imparare come proteggere davvero…

“Sulla neve l’impronta del lupo non è poi così differente da quella di un grosso cane. Quattro dita nelle zampe posteriori e cinque in quelle anteriori, non è alla morfologia dell’orma che guardano gli occhi degli esperti. Piuttosto è lo spostamento nel territorio, il legame con l’ambiente a dare notizie e informazioni e soprattutto quel modo peculiare di procedere dei lupi, i quali avanzano in gruppo ponendo le zampe esattamente nella traccia lasciata da chi li precede. Sui Monti Sibillini, immersi nel silenzio di cime abitate da sempre dal Canis lupus italicus, questo affascinante quanto temuto animale ha resistito all’estinzione che sembrava doverlo ormai condannare alla scomparsa definitiva. A Castelluccio di Norcia invece alcuni esemplari resistettero, nonostante in Francia, Svizzera, Germania, Austria ed Italia settentrionale fossero ormai stati sterminati. Lo sviluppo economico italiano accompagnato dal progressivo abbandono degli ambienti montani ha fortunatamente favorito il ritorno del lupo nei suoi antichi territori…”

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Attenzione ai nuovi arrivati!

 

schedeGestioneWebQuando ci si appassiona all’allevamento di una specie o anche solo quando si decide di far entrare nella propria famiglia “allargata” un nuovo animale, ciò che viene più spontaneo fare spinti dall’entusiasmo e dalla voglia di far conoscere il nuovo arrivato a tutti gli altri è affrettarsi nell’inserimento.

Ho già un pappagallo ma ho paura che si senta solo e ne prendo un altro, oppure sono appassionato di conigli o di furetti e voglio costituire un piccolo gruppo. O ancora, un mio amico non può più tenere una tartaruga e allora la prendo io, tanto ne ho già altre…

Simili situazioni purtroppo predispongono ad una serie di inconvenienti nella migliore delle ipotesi, in alcuni casi invece possono comportare danni molto gravi.

Un animale appena preso in un negozio, da un allevatore, o peggio ancora in una fiera, può essere affetto da alcune patologie infettive o parassitarie in molti casi inizialmente asintomatiche che possono però diffondersi rapidamente agli altri animali, della stessa specie, ma non solo. Acari, funghi, altri parassiti esterni o parassiti intestinali, per non parlare poi della patologie infettive, possono proliferare in seguito allo stress legato al cambiamento d’ambiente e di situazione, contagiando altri animali e nel caso di zoonosi anche noi.

Per non parlare di nuovi esemplari introdotti nei gruppi già costituiti e numerosi negli allevamenti, che possono provocare epidemie a volte incontrollabili.

Senza contare poi le questioni emozionali e comportamentali, altrettanto importanti, che richiedono per ogni nuovo arrivato il rispetto di una graduale ambientazione e di una introduzione nel nuovo gruppo familiare che consideri le caratteristiche etologiche della specie.

Un animale appena preso va tenuto sotto stretto controllo per almeno un paio di settimane (anche se, non lo dimentichiamo, il termine quarantena che tutti conosciamo indicherebbe un periodo di almeno quaranta giorni!), approfittando di questo intervallo per far eseguire una visita clinica e almeno un esame delle feci a fresco e per flottazione, nonché esami diagnostici più specifici per malattie infettive altamente diffusive nel caso di allevamenti).

Questo approccio preventivo consente di non incorrere in conseguenze gravi per la salute e il benessere degli animali, evitando oltretutto le spese senz’altro più onerose nel caso in cui uno o più soggetti si ammalino per la nostra fretta di ridurre i tempi di inserimento.

Ancora una volta, è proprio il caso di dirlo, la prevenzione conviene!

 

La natura non ammette ignoranza…

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“Che cosa sappiamo della vita sulla terra?

Quante specie conosciamo? Un decimo? Un centesimo forse? E che cosa sappiamo dei legami che le uniscono?

Ogni specie ha il suo ruolo, ognuno il suo posto, tutte contribuiscono all’equilibrio.

Un mammifero su 4, un uccello su 8, un anfibio su 3 è a rischio di estinzione. Le specie scompaiono ad un ritmo 1000 volte superiore a quello naturale.

In natura tutto è collegato. Il costo delle nostre azioni è molto alto. E’ troppo tardi per essere pessimisti.

La terra è un miracolo, la vita resta un mistero…”

Home, di Yann Harthus-Bertrand, 2009

Sono passati sei anni dalla trasmissione di questo film-documentario in cinquanta paesi. Sei anni in cui ancora  poco è cambiato.

Non è ancora troppo tardi per guardare, conoscere, comprendere, cambiare rotta, cambiare abitudini, azioni, scelte. E soprattutto per cambiare pensiero. La legge non ammette ignoranza, dicono…

Io dico che neanche la natura, ammette ignoranza.

 

Immagine tratta da ilvescovado.it

 

Ho preso un animale per mio figlio…

Coniglio

Chi mi conosce bene sa quanto io sia attenta al significato e all’uso delle parole e proprio per questo quando sento frasi del genere il mio cuore perde un battito. E accade purtroppo, ancora troppo spesso.

Qualcuno potrebbe obiettare che è solo un modo di dire ma io credo invece fortemente che l’espressione rappresenti proprio ciò che si intende: “ho preso” e “per” danno intenzionalmente l’idea di un oggetto prelevato da qualche parte e portato in casa in funzione di uno o più bambini.

Spesso è addirittura un medico che dà questo consiglio alle famiglie con bambini considerati “problematici”.

Risultato? Coniglietti terrorizzati rincorsi, sollevati e strapazzati come peluche che si fratturano cadendo dalle braccia, criceti scuoiati vivi da bambini che se li contendono come nel tiro alla fune, pappagalli di pochi giorni gettati a terra come palle di gomma. Oppure animali riportati nei negozi dopo qualche settimana da genitori impreparati a gestire il minimo imprevisto, come una comune parassitosi.

Allora mi chiedo come tutto questo possa essere considerato d’aiuto ai bambini, come quel trattare gli animali alla stregua di oggetti possa essere utile alla loro evoluzione in adulti rispettosi e consapevoli, come possa la sofferenza acuta o cronica inflitta ad esseri che vengono presto reclusi e dimenticati in una gabbia insegnare l’amore per la diversità e la comprensione per la meraviglia della natura.

Non sarebbe meglio imparare a dire “ho scelto di adottare un animale e di farlo entrare a far parte della nostra famiglia”?

L’importanza della prima visita

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Avete finalmente scelto che animale accogliere in casa, vi siete informati, avete letto e approfondito tutto ciò che avete trovato sulla specie che riteniate faccia per voi ed ora è lì, in casa vostra, che si tratti di un coniglio, un pappagallo, un serpente, un ratto, un topo, un criceto o una cavia poco cambia.

Oppure invece avete visitato fuori programma una fiera di paese, un negozio di animali, avete letto un annuncio di quelli a cui il cuore non sa dire di no, e non avete resistito a portarvi a casa l’animale che ora è lì con voi e vi fissa, curioso o spaventato.

Che vi riteniate espertissimi o assolutamente privi di nozioni di gestione domestica della specie in questione, nulla cambia.

La prima visita dal Medico Veterinario che avete scelto non è solo consigliabile, ma necessaria. Perché qualunque sia la mole di informazioni che avete acquisito, si tratta solo di nozioni spesso neanche corrette che nulla hanno a che fare con la Medicina Veterinaria.

Una visita clinica accurata e un esame delle feci per escludere la presenza di parassiti sono solo la base per una partenza senza errori, che per alcune specie si pagano molto cari. Discutere col proprio medico di fiducia dell’alimentazione, del corretto approccio di avvicinamento, imparare i rudimenti del “linguaggio” dell’animale che si è scelto di accogliere non hanno prezzo, perché impediscono di commettere, anche solo per ingenuità, passi falsi che possono minare a volte anche irrimediabilmente una relazione che ci si augura possa essere invece più lunga e più profonda possibile.

Adottare un animale è una scelta, non un obbligo. Una scelta che comporta responsabilità verso un altro essere vivente.

E garantirgli una vita di benessere e salute è un obbligo morale a cui non ci sono scuse per sottrarsi.