Metti una domenica a Frascati…

Io e la nutria

In un periodo di lavoro molto intenso in cui quasi tutti i fine settimana sono sottratti al riposo e dedicati allo studio e all’aggiornamento, partecipare all’edizione romana dell’International Rabbit Day, organizzato dall’Associazione Animali Esotici, poteva sembrare davvero un impegno gravoso.

Il “dietro le quinte” di una delle professioni più belle ed invidiate da chi ama gli animali è costellato di sabati e domeniche dedicati a congressi, seminari, corsi, scuole, eventi, emergenze, lezioni da preparare, esami da sostenere.

E solo una passione incrollabile ti fa proseguire, con la pazienza, l’amore, il supporto, la comprensione e la stima di chi sceglie di vivere accanto ad una come me, che con gli animali condivide la vita.

Eppure ho risposto subito e con entusiasmo all’invito dell’associazione a partecipare per parlare di omeopatia e medicina integrata a favore degli animali non convenzionali e ho fatto bene!

Non solo la giornata era splendida e il posto accogliente, non solo ho incontrato e condiviso lo spazio dell’intervento e delle domande con Paolo Selleri, un amico a cui sono particolarmente legata, non solo ho incontrato un sacco di conigli, cavie, il maiale Wilbur e la nutria Celine, non solo ho avuto l’occasione di rispondere alle domande di tante persone che con attenzione e interesse cercano di fare il meglio per gli animali con cui convivono.

Più di ogni altra cosa ho ritrovato il piacere di condividere scelte ed esperienze, di raccontare di un mestiere così tanto integrato nella vita di chi lo fa con passione da diventare motivo di crescita personale e non solo professionale.

Ho ritrovato il piacere di dire che ogni animale mi insegna qualcosa, sempre, mi insegna un nuovo modo di guardare al mondo, un nuovo linguaggio, una capacità differente di percezione. Ed è proprio questo che vorrei saper condividere con le persone che scelgono di affidarmi la salute degli animali con cui vivono: guardate sempre ai vostri “coinquilini” di altre specie come a finestre su altri mondi, su altre vie, su altri modi di vivere, a volte è l’unico modo per comprendere cosa stiamo dimenticando, cosa stiamo lasciando indietro, cosa provoca la nostra solitudine, la nostra frustrazione, la nostra incapacità di comunicare nonostante le apparenze.

Grazie quindi ad AAE per l’invito e grazie a tutti quelli che hanno scelto di trascorrere insieme a noi una bella domenica di sole all’International Rabbit Day di Roma.

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Comunicato stampa IAVH sulla proposta di regolamentazione dei farmaci veterinari omeopatici in Europa

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Grazie David Bettio, grazie Alessandro Battigelli per l’impegno a favore di tutti quelli che si battono per la libertà di scelta e di cura…

Comunicato da IAVH (International Association for Veterinary Homeopathy), GGTM (Associazione Tedesca di Medicina Veterinaria Olistica), ECH (European Committee for Homeopathy), sulla proposta del regolamento comunitario o dei medicinali veterinari (COM (2014) 558 definitivo)

L’uso di medicine naturali negli animali va preservato senza ulteriori restrizioni – migliaia di rimedi omeopatici potrebbero non essere disponibili per gli animali in un prossimo futuro!

Medicine naturali come l’omeopatia, la fitoterapia e la medicina antroposofica stanno diventando sempre più popolari grazie ai successi dei loro trattamenti. Molti animali da compagnia e animali da reddito traggono beneficio dalla loro prescrizione. L’uso di questi farmaci non solo migliora la loro qualità di vita ma aiuta anche a ridurre l’uso di antibiotici. Le Medicine naturali (con poche eccezioni) abbassano i residui dei farmaci nelle carni, latte o nelle deiezioni degli animali, minimizzando la antibiotico-resistenza e l’impatto ambientale.

L’UE ha già stabilito una preferenza per l’uso di farmaci omeopatici e dei fitoterapici in agricoltura biologica (Regolamento UE 834/07). Ciò può essere raggiunto solo se le medicine naturali e i rimedi omeopatici sono regolamentati in base alle loro specifiche esigenze e peculiari epistemiche.

Alcune delle proposte nel progetto di regolamento di medicinali veterinari (Parlamento europeo e del Consiglio dei ministri COM (2014) 558), ignorano completamente la specificità di questi farmaci naturali. La nuova proposta di legge presenta inutili complicazioni e difficoltà che potrebbe portare alla scomparsa di queste terapie. Questo va contro l’interesse e la volontà di molti veterinari, allevatori e proprietari di animali nell’UE.

Il GGTM (Associazione Tedesca di Medicina Olistica Veterinaria) e l’IAVH (International Association for Veterinary Homeopathy) richiede che la proposta esistente non sia accettata dal Parlamento europeo. I seguenti punti devono essere introdotti in questo progetto:

• La varietà attuale di terapie naturali, con i loro lunga tradizione in Europa, deve rimanere o essere garantita.

• Approvazioni e registrazioni di farmaci naturali, che sono concessi ai sensi del regolamento 726/2004 o con la direttiva 2001/82 / CE, o riconosciuti dalla direttiva 2001/82 / CE, deve continuare ad esistere (ad esempio medicinali veterinari erboristici e omeopatici) .

• Oltre ai medicinali veterinari omeopatici, preparati fitoterapici devono essere esplicitamente riconosciuti come medicinali.

• L’uso di farmaci naturali usati da veterinari, in particolare in animali da allevamento, dovrebbe essere notevolmente facilitato.

• Il termine prodotti ‘immunologici omeopatici “non ha alcun significato reale, e non si trova in nessun altro farmaceutico pertinente o testo giuridico, da qui la frase’ prodotti omeopatici immunologici non può seguire la procedura di registrazione semplificata. i

• i rimedi omeopatici unitari (singolo rimedio) utilizzati per il trattamento di esseri umani sono esattamente gli stessi di quelli utilizzati per il trattamento di animali, e devono quindi essere trattati in modo identico, se usati per trattare persone o animali. Il termine ‘Farmaco Omeopatico Veterinario’ non deve essere utilizzato perché i ceppi di partenza sono uguali sia per gli uomini che per gli animali. Il termine ‘Farmaco Omeopatico Veterinario’ deve essere utilizzato solo per i rimedi omeopatici che vorranno essere autorizzati e che porteranno un’indicazione terapeutica di utilizzo per gli animali. I veterinari dovrebbero essere autorizzati a trattare tutti gli animali con tutti i rimedi omeopatici autorizzati all’interno del mercato farmaceutico europeo (ad eccezione fatta di quelli che compaiono nel regolamento (UE) 37/2010 e destinati ad animali per l’alimentazione umana.

La Società per Medicina Veterinaria Olistica (GGTM) è un gruppo di interesse di veterinari qualificati che applicano metodi terapeutici come la naturopatia olistica, oltre alla medicina veterinaria convenzionale. Il GGTM ha più di 700 membri in Germania, Austria, altri Stati membri dell’UE e in Svizzera. Nella sola Germania, diverse migliaia di veterinari impiegano con successo erbe medicinali, i rimedi omeopatici e antroposofici con il conseguente beneficio per il benessere degli animali. L’ampiezza di queste procedure terapeutiche possono essere trovati nei corrispondenti capitoli delle informazioni per i proprietari di animali sul sito GGTM. L’opuscolo è disponibile per il download sotto http://ggtm.de/index.php?id=1977.

L’ International Association for Veterinary Homeopathy (IAVH) è l’organo di rappresentanza internazionale per l’omeopatia veterinaria. E ‘stata fondata nel 1986 con lo scopo di preservare e promuovere la conoscenza, la comprensione e la pratica della medicina veterinaria omeopatica. Il IAVH è in particolare impegnata per la a pratica veterinaria sostenibile, a beneficio della salute degli animali, nel contesto di una prospettiva medica avanzata e in linea con gli obiettivi dell’agricoltura biologica. Il IAVH ha più di 700 membri in tutto il mondo. Aree chiave del nostro lavoro sono: la raccolta e pubblicizzazione della ricerca (un sito web dedicato che contiene tutti gli studi pubblicati è disponibile gratuitamente presso http://www.homeopathicvet.org); lo scambio di esperienze nel quadro di incontri e congressi; istruzione, seminari e formazione continua nel settore dell’omeopatia veterinaria.

Il Comitato Europeo per l’Omeopatia (ECH) rappresenta tutti i medici specializzati in omeopatia, organizzati in 40 associazioni in 25 paesi europei. Esso è volto a promuovere lo sviluppo scientifico dell’omeopatia; assicurare standard elevati in materia di istruzione, formazione e la pratica di omeopatia per medici; armonizzare gli standard professionali in pratica omeopatica in tutta Europa; fornendo cure omeopatiche di alta qualità in un contesto medico; integrando l’omeopatia di alta qualità in sanità europea. Il mandato della sottocommissione Farmacia comprende le seguenti responsabilità: Sostenere la disponibilità di sicuri farmaci omeopatici di alta qualità, di promuovere un sistema armonizzato di nomenclatura per i medicinali omeopatici in tutta Europa, per analizzare gli elementi contribuendo alla qualità farmaceutica dei medicinali omeopatici.

GGTM Gesellschaft für Ganzheitliche Tiermedizin e.V.

Dr. Heidi Kübler, prima presiede

IAVH International Association for Veterinary Homeopathy

Dr. Edward DeBeukelear, Presidente

ECH Comitato Europeo per l’Omeopatia

Dr. Thomas Peinbauer, Presidente

Vaccino. Davvero è solo una puntura?

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Wikipedia recita così:

“Il vaccino è un preparato contenente materiale costituito da proteine complesse a DNA eterologhe, cioè estranee, provenienti da microrganismi o parti di essi, opportunamente trattato per non perdere le proprietà antigeniche, e finalizzato ad essere utilizzato nel conferimento di immunità attiva al soggetto cui viene somministrato. L’immunità deriva dalla stimolazione, nel soggetto ricevente, alla produzione di anticorpi neutralizzanti il microrganismo stesso. La maggior parte dei vaccini funziona inducendo una risposta umorale.”

Eppure, nonostante si comprenda benissimo che quella che viene inoculata nel corpo degli animali che vivono con noi non è propriamente acqua fresca, capita molto spesso che i vaccini vengano somministrati non da un Medico Veterinario e non dopo una visita clinica accurata che accerti che l’animale è in condizioni cliniche tali da poter essere vaccinato, quanto piuttosto da chiunque sappia fare un’iniezione ( e sulla manualità in sé non c’è proprio nulla di complicato).

Sembra quasi di acquistare una macchina full optional quando ci si sente dire: compri il coniglio da me, costa un po’ di più ma è già vaccinato e sverminato (contro quali vermi e con quali farmaci e a che dosaggio però non è dato sapere!) e non ci si rende conto che l’unico a guadagnare di più è proprio il venditore e gli unici a perdere l’animale e la persona che lo accoglie in casa…

A perdere in salute, perché se il vaccino non è stato somministrato correttamente o è stato fatto nonostante le condizioni fisiche non lo consentissero, si ammalerà anche gravemente e soprattutto a perdere la possibilità di ricevere consigli relativi all’alimentazione corretta, alla gestione domestica e alla creazione di una relazione sana e ricca di soddisfazioni proprio nel momento in cui gli animali sono giovanissimi e quindi in grado di apprendere rapidamente.

Davvero un peccato iniziare una relazione così!

Foto: animalidalmondo.it

La via del lupo

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Non troppo tempo fa mi sono imbattuta in questo libro, una lettura che consiglio perché parla dei luoghi in cui viviamo e di animali che abbiamo il dovere di conoscere, per imparare a capire, per imparare come proteggere davvero…

“Sulla neve l’impronta del lupo non è poi così differente da quella di un grosso cane. Quattro dita nelle zampe posteriori e cinque in quelle anteriori, non è alla morfologia dell’orma che guardano gli occhi degli esperti. Piuttosto è lo spostamento nel territorio, il legame con l’ambiente a dare notizie e informazioni e soprattutto quel modo peculiare di procedere dei lupi, i quali avanzano in gruppo ponendo le zampe esattamente nella traccia lasciata da chi li precede. Sui Monti Sibillini, immersi nel silenzio di cime abitate da sempre dal Canis lupus italicus, questo affascinante quanto temuto animale ha resistito all’estinzione che sembrava doverlo ormai condannare alla scomparsa definitiva. A Castelluccio di Norcia invece alcuni esemplari resistettero, nonostante in Francia, Svizzera, Germania, Austria ed Italia settentrionale fossero ormai stati sterminati. Lo sviluppo economico italiano accompagnato dal progressivo abbandono degli ambienti montani ha fortunatamente favorito il ritorno del lupo nei suoi antichi territori…”

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Attenzione ai nuovi arrivati!

 

schedeGestioneWebQuando ci si appassiona all’allevamento di una specie o anche solo quando si decide di far entrare nella propria famiglia “allargata” un nuovo animale, ciò che viene più spontaneo fare spinti dall’entusiasmo e dalla voglia di far conoscere il nuovo arrivato a tutti gli altri è affrettarsi nell’inserimento.

Ho già un pappagallo ma ho paura che si senta solo e ne prendo un altro, oppure sono appassionato di conigli o di furetti e voglio costituire un piccolo gruppo. O ancora, un mio amico non può più tenere una tartaruga e allora la prendo io, tanto ne ho già altre…

Simili situazioni purtroppo predispongono ad una serie di inconvenienti nella migliore delle ipotesi, in alcuni casi invece possono comportare danni molto gravi.

Un animale appena preso in un negozio, da un allevatore, o peggio ancora in una fiera, può essere affetto da alcune patologie infettive o parassitarie in molti casi inizialmente asintomatiche che possono però diffondersi rapidamente agli altri animali, della stessa specie, ma non solo. Acari, funghi, altri parassiti esterni o parassiti intestinali, per non parlare poi della patologie infettive, possono proliferare in seguito allo stress legato al cambiamento d’ambiente e di situazione, contagiando altri animali e nel caso di zoonosi anche noi.

Per non parlare di nuovi esemplari introdotti nei gruppi già costituiti e numerosi negli allevamenti, che possono provocare epidemie a volte incontrollabili.

Senza contare poi le questioni emozionali e comportamentali, altrettanto importanti, che richiedono per ogni nuovo arrivato il rispetto di una graduale ambientazione e di una introduzione nel nuovo gruppo familiare che consideri le caratteristiche etologiche della specie.

Un animale appena preso va tenuto sotto stretto controllo per almeno un paio di settimane (anche se, non lo dimentichiamo, il termine quarantena che tutti conosciamo indicherebbe un periodo di almeno quaranta giorni!), approfittando di questo intervallo per far eseguire una visita clinica e almeno un esame delle feci a fresco e per flottazione, nonché esami diagnostici più specifici per malattie infettive altamente diffusive nel caso di allevamenti).

Questo approccio preventivo consente di non incorrere in conseguenze gravi per la salute e il benessere degli animali, evitando oltretutto le spese senz’altro più onerose nel caso in cui uno o più soggetti si ammalino per la nostra fretta di ridurre i tempi di inserimento.

Ancora una volta, è proprio il caso di dirlo, la prevenzione conviene!

 

La natura non ammette ignoranza…

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“Che cosa sappiamo della vita sulla terra?

Quante specie conosciamo? Un decimo? Un centesimo forse? E che cosa sappiamo dei legami che le uniscono?

Ogni specie ha il suo ruolo, ognuno il suo posto, tutte contribuiscono all’equilibrio.

Un mammifero su 4, un uccello su 8, un anfibio su 3 è a rischio di estinzione. Le specie scompaiono ad un ritmo 1000 volte superiore a quello naturale.

In natura tutto è collegato. Il costo delle nostre azioni è molto alto. E’ troppo tardi per essere pessimisti.

La terra è un miracolo, la vita resta un mistero…”

Home, di Yann Harthus-Bertrand, 2009

Sono passati sei anni dalla trasmissione di questo film-documentario in cinquanta paesi. Sei anni in cui ancora  poco è cambiato.

Non è ancora troppo tardi per guardare, conoscere, comprendere, cambiare rotta, cambiare abitudini, azioni, scelte. E soprattutto per cambiare pensiero. La legge non ammette ignoranza, dicono…

Io dico che neanche la natura, ammette ignoranza.

 

Immagine tratta da ilvescovado.it

 

Ho preso un animale per mio figlio…

Coniglio

Chi mi conosce bene sa quanto io sia attenta al significato e all’uso delle parole e proprio per questo quando sento frasi del genere il mio cuore perde un battito. E accade purtroppo, ancora troppo spesso.

Qualcuno potrebbe obiettare che è solo un modo di dire ma io credo invece fortemente che l’espressione rappresenti proprio ciò che si intende: “ho preso” e “per” danno intenzionalmente l’idea di un oggetto prelevato da qualche parte e portato in casa in funzione di uno o più bambini.

Spesso è addirittura un medico che dà questo consiglio alle famiglie con bambini considerati “problematici”.

Risultato? Coniglietti terrorizzati rincorsi, sollevati e strapazzati come peluche che si fratturano cadendo dalle braccia, criceti scuoiati vivi da bambini che se li contendono come nel tiro alla fune, pappagalli di pochi giorni gettati a terra come palle di gomma. Oppure animali riportati nei negozi dopo qualche settimana da genitori impreparati a gestire il minimo imprevisto, come una comune parassitosi.

Allora mi chiedo come tutto questo possa essere considerato d’aiuto ai bambini, come quel trattare gli animali alla stregua di oggetti possa essere utile alla loro evoluzione in adulti rispettosi e consapevoli, come possa la sofferenza acuta o cronica inflitta ad esseri che vengono presto reclusi e dimenticati in una gabbia insegnare l’amore per la diversità e la comprensione per la meraviglia della natura.

Non sarebbe meglio imparare a dire “ho scelto di adottare un animale e di farlo entrare a far parte della nostra famiglia”?

L’importanza della prima visita

Funny

Avete finalmente scelto che animale accogliere in casa, vi siete informati, avete letto e approfondito tutto ciò che avete trovato sulla specie che riteniate faccia per voi ed ora è lì, in casa vostra, che si tratti di un coniglio, un pappagallo, un serpente, un ratto, un topo, un criceto o una cavia poco cambia.

Oppure invece avete visitato fuori programma una fiera di paese, un negozio di animali, avete letto un annuncio di quelli a cui il cuore non sa dire di no, e non avete resistito a portarvi a casa l’animale che ora è lì con voi e vi fissa, curioso o spaventato.

Che vi riteniate espertissimi o assolutamente privi di nozioni di gestione domestica della specie in questione, nulla cambia.

La prima visita dal Medico Veterinario che avete scelto non è solo consigliabile, ma necessaria. Perché qualunque sia la mole di informazioni che avete acquisito, si tratta solo di nozioni spesso neanche corrette che nulla hanno a che fare con la Medicina Veterinaria.

Una visita clinica accurata e un esame delle feci per escludere la presenza di parassiti sono solo la base per una partenza senza errori, che per alcune specie si pagano molto cari. Discutere col proprio medico di fiducia dell’alimentazione, del corretto approccio di avvicinamento, imparare i rudimenti del “linguaggio” dell’animale che si è scelto di accogliere non hanno prezzo, perché impediscono di commettere, anche solo per ingenuità, passi falsi che possono minare a volte anche irrimediabilmente una relazione che ci si augura possa essere invece più lunga e più profonda possibile.

Adottare un animale è una scelta, non un obbligo. Una scelta che comporta responsabilità verso un altro essere vivente.

E garantirgli una vita di benessere e salute è un obbligo morale a cui non ci sono scuse per sottrarsi.

La Natura come Cura

Bosco

Immersa nella magia di un bosco di faggi tra i più grandi di Europa (eppure così vicino a noi) in cui un numeroso branco di lupi percorre e ripercorre le proprie tracce nel fresco della notte, su un vulcano ormai spento che chiamiamo Monte Amiata, regno di biodiversità da indagare, conoscere, difendere e proteggere, mi sorprendo a riflettere nuovamente sul significato di Cura.

Durante una breve visita privata in un orto botanico pieno di meraviglia mi narrano la storia di un’erba con cui i monaci cistercensi avrebbero curato l’esercito di Carlo Magno durante un’epidemia di peste, passo accanto ad una pianta di Aconitum, Belladonna, Hypericum, Symphytum officinale, scovo un’arnia abbandonata vicino ad un piccolo rifugio di tufo in cui un eremita non troppo tempo fa aveva scelto di vivere, nutrendosi e curandosi con quello che la natura offriva.

Ed offre ancora a tutti coloro che scelgono di riscoprire. O di non dimenticare.

A tutti coloro che non smettono di inseguire il richiamo antico e prepotente di un pianeta che parla una lingua comune a tutti gli animali che lo abitano, anche a noi che crediamo di essere altro. Noi che crediamo di bastare a noi stessi, di saperci nutrire, crescere e curare autonomamente, noi che guardiamo alla Terra, ai minerali, alle piante, agli animali come a risorse da sfruttare, noi che abbiamo perduto il senso del Sacro, della Magia, della meraviglia.

Noi che non sappiamo più che la scienza non è che una creazione dell’uomo, uno strumento di conoscenza moderno, con la presunzione di cancellare tutto ciò che è senza pretesa di essere. Ed io, che pure scelgo di nutrirmi di sapere scientifico, con cognizione di causa riconosco il pericolo di una strumentalizzazione sociale, politica ed economica che con ogni mezzo, con una morsa che sempre più violentemente stringe e distrugge, ci allontana dalla percezione che non siamo che animali tra gli animali, evoluti esattamente come tutti gli altri, su un pianeta in cui c’è tutto a saper guardare, al cui destino è indissolubilmente legato il nostro.

E quando mi imbatto in articoli e discussioni come questa

“Chi crede nell’omeopatia è un idiota”

pur riconoscendone la gravità e pur non sottovalutando il pericolo di quanto c’è dietro, sorrido e ringrazio per aver l’enorme privilegio di essere un’idiota e di incontrare ogni giorno molti altri idioti che sono onorata di avere accanto e al cui fianco cammino ad occhi aperti, senza smettere di subire il fascino della Cura che in natura è celata sapientemente in ogni cosa.

 

C’era una volta…

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C’era una volta James Herriot, c’erano una volta i Medici Veterinari che svolgevano la loro professione nelle campagne, tra un buon bicchiere di vino e quanto generosamente veniva loro offerto si occupavano di far nascere vitelli e puledri, rimettevano in sesto galline e tacchini, pecore e capre, che spesso erano la sola risorsa delle famiglie che richiedevano con sacrificio ma con estremo rispetto il loro servizio.

Il cane non conosceva l’ambiente domestico ma solamente l’aia e i gatti, se c’erano, erano solo splendidi e affascinanti predatori che tenevano lontani topi e ratti dai granai.

Questa realtà che ci ha preceduto di poche decine di anni sembra tanto lontana da perderne la memoria: il Medico Veterinario ora è uno specialista che passa le sue giornate in cliniche ultramoderne, ad occuparsi di animali che vivono in ambienti così diversi da quelli naturali da diventare causa di malattia. Non è certo un caso se troppo spesso animali e persone con cui abitano presentano gli stessi sintomi, gli stessi malesseri.

La tecnologia in medicina, sia umana che veterinaria, ha permesso passi avanti notevoli nella diagnosi. Esami ematici sempre più sofisticati ci permettono di valutare la concentrazione dei singoli elementi nel sangue, la tac e la risonanza magnetica ci consentono di esplorare l’intera struttura corporea, di visualizzare anomalie sempre più piccole, le tecniche chirurgiche all’avanguardia ci mettono in grado di intervenire in modi che fino a pochi anni fa rappresentavano la fantascienza.

Eppure, nonostante tutto questo, nonostante siamo sempre più spesso in grado di dare un nome alla malattia, ci sfugge il modo per prevenirla, per comprenderne in modo profondo cause e progressione.

Mi chiedo allora se il nostro guardare all’infinitamente piccolo, il nostro scomporre gli organismi in parti microscopiche, il nostro riduzionismo meccanicistico, non ci abbia condotto a perdere di vista l’insieme: non solo il sintomo, non solo la malattia, non solo l’animale, ma anche il sistema familiare, le abitudini, l’ambiente, l’interazione, i legami.

Perché non si può curare un animale se lo si considera slegato dal suo sistema-famiglia, non si può dimenticare la sensibilità alle emozioni umane di specie differenti dalla nostra, soprattutto se parliamo di prede. Cavie e conigli, solo per considerare i più noti, percepiscono minime variazioni emozionali e ambientali e non è strano che qualcuno mi dica “Dottoressa, sembra leggermi il pensiero!”.

La scienza per sua definizione è in continuo progredire, non conosce soste né battute di arresto, è sempre in divenire, l’obbiettivo è posto in un oltre irraggiungibile.

Dall’ottocento in poi il progresso del sapere scientifico è passato dall’essere a servizio dell’uomo a dominarne l’intera esistenza, le scelte, il modo di vivere, di ammalarsi, di morire.

I Medici Veterinari hanno un vantaggio e un privilegio: hanno la possibilità di mantenere un legame con la Natura e le sue leggi attraverso l’osservazione e l’analisi del comportamento animale. Privilegio che sta diventando sempre di più un dono e una missione, una possibilità, un’ancora di salvezza da un progresso forsennato che confonde e travolge, che fa ammalare dando l’illusione di poter curare.

Per questo credo che anche in questo momento la professione veterinaria abbia il compito di occuparsi non solo degli animali ma anche delle persone attraverso di essi, mostrando loro quanto stiamo perdendo e dimenticando e quanto questo sia spesso causa delle nostre malattie, dei nostri malesseri, delle nostre nevrosi, della nostra incapacità di percepirci parte di comunità, di gruppi, di sistemi naturali.

Ed io, come Medico Veterinario e come persona, non ho alcuna intenzione di sottrarmi a questo compito.