Metti una domenica a Frascati…

Io e la nutria

In un periodo di lavoro molto intenso in cui quasi tutti i fine settimana sono sottratti al riposo e dedicati allo studio e all’aggiornamento, partecipare all’edizione romana dell’International Rabbit Day, organizzato dall’Associazione Animali Esotici, poteva sembrare davvero un impegno gravoso.

Il “dietro le quinte” di una delle professioni più belle ed invidiate da chi ama gli animali è costellato di sabati e domeniche dedicati a congressi, seminari, corsi, scuole, eventi, emergenze, lezioni da preparare, esami da sostenere.

E solo una passione incrollabile ti fa proseguire, con la pazienza, l’amore, il supporto, la comprensione e la stima di chi sceglie di vivere accanto ad una come me, che con gli animali condivide la vita.

Eppure ho risposto subito e con entusiasmo all’invito dell’associazione a partecipare per parlare di omeopatia e medicina integrata a favore degli animali non convenzionali e ho fatto bene!

Non solo la giornata era splendida e il posto accogliente, non solo ho incontrato e condiviso lo spazio dell’intervento e delle domande con Paolo Selleri, un amico a cui sono particolarmente legata, non solo ho incontrato un sacco di conigli, cavie, il maiale Wilbur e la nutria Celine, non solo ho avuto l’occasione di rispondere alle domande di tante persone che con attenzione e interesse cercano di fare il meglio per gli animali con cui convivono.

Più di ogni altra cosa ho ritrovato il piacere di condividere scelte ed esperienze, di raccontare di un mestiere così tanto integrato nella vita di chi lo fa con passione da diventare motivo di crescita personale e non solo professionale.

Ho ritrovato il piacere di dire che ogni animale mi insegna qualcosa, sempre, mi insegna un nuovo modo di guardare al mondo, un nuovo linguaggio, una capacità differente di percezione. Ed è proprio questo che vorrei saper condividere con le persone che scelgono di affidarmi la salute degli animali con cui vivono: guardate sempre ai vostri “coinquilini” di altre specie come a finestre su altri mondi, su altre vie, su altri modi di vivere, a volte è l’unico modo per comprendere cosa stiamo dimenticando, cosa stiamo lasciando indietro, cosa provoca la nostra solitudine, la nostra frustrazione, la nostra incapacità di comunicare nonostante le apparenze.

Grazie quindi ad AAE per l’invito e grazie a tutti quelli che hanno scelto di trascorrere insieme a noi una bella domenica di sole all’International Rabbit Day di Roma.

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La Natura come Cura

Bosco

Immersa nella magia di un bosco di faggi tra i più grandi di Europa (eppure così vicino a noi) in cui un numeroso branco di lupi percorre e ripercorre le proprie tracce nel fresco della notte, su un vulcano ormai spento che chiamiamo Monte Amiata, regno di biodiversità da indagare, conoscere, difendere e proteggere, mi sorprendo a riflettere nuovamente sul significato di Cura.

Durante una breve visita privata in un orto botanico pieno di meraviglia mi narrano la storia di un’erba con cui i monaci cistercensi avrebbero curato l’esercito di Carlo Magno durante un’epidemia di peste, passo accanto ad una pianta di Aconitum, Belladonna, Hypericum, Symphytum officinale, scovo un’arnia abbandonata vicino ad un piccolo rifugio di tufo in cui un eremita non troppo tempo fa aveva scelto di vivere, nutrendosi e curandosi con quello che la natura offriva.

Ed offre ancora a tutti coloro che scelgono di riscoprire. O di non dimenticare.

A tutti coloro che non smettono di inseguire il richiamo antico e prepotente di un pianeta che parla una lingua comune a tutti gli animali che lo abitano, anche a noi che crediamo di essere altro. Noi che crediamo di bastare a noi stessi, di saperci nutrire, crescere e curare autonomamente, noi che guardiamo alla Terra, ai minerali, alle piante, agli animali come a risorse da sfruttare, noi che abbiamo perduto il senso del Sacro, della Magia, della meraviglia.

Noi che non sappiamo più che la scienza non è che una creazione dell’uomo, uno strumento di conoscenza moderno, con la presunzione di cancellare tutto ciò che è senza pretesa di essere. Ed io, che pure scelgo di nutrirmi di sapere scientifico, con cognizione di causa riconosco il pericolo di una strumentalizzazione sociale, politica ed economica che con ogni mezzo, con una morsa che sempre più violentemente stringe e distrugge, ci allontana dalla percezione che non siamo che animali tra gli animali, evoluti esattamente come tutti gli altri, su un pianeta in cui c’è tutto a saper guardare, al cui destino è indissolubilmente legato il nostro.

E quando mi imbatto in articoli e discussioni come questa

“Chi crede nell’omeopatia è un idiota”

pur riconoscendone la gravità e pur non sottovalutando il pericolo di quanto c’è dietro, sorrido e ringrazio per aver l’enorme privilegio di essere un’idiota e di incontrare ogni giorno molti altri idioti che sono onorata di avere accanto e al cui fianco cammino ad occhi aperti, senza smettere di subire il fascino della Cura che in natura è celata sapientemente in ogni cosa.